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Roccasicura
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Il Comune è situato nella zona centrale dell’Appennino su una catena montuosa che fa da spartiacque tra est ed ovest, quasi nel punto mediano tra Pescara e Napoli, in Alto Molise ed al confine con l’Abruzzo. Roccasicura è raccolta sul bordo di un costone di roccia circolare di forte emergenza paesistica e domina un paesaggio ondulato, scavato da profonde vallate, nel bel mezzo tra i massicci del Matese e delle Mainarde. Il territorio, fitto di vegetazione, è ricco di corsi d’acqua e di sorgenti: il fiume Vandra ed i torrenti Maltempo e Rio lo attraversano, infatti, per lunghi tratti, mentre boschi di querce e di faggi si alternano a pascoli.

 
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Le origini non sono note; il reperto più antico risale al II secolo d. C., e consiste in una lapide funeraria romana, appartenente ad una famiglia privata, che lascia supporre l'esistenza di un nucleo insediativo, probabile stazione di ristoro e cambio dei cavalli, situata sulla strada Istonia che collegava Roma al Tavoliere delle Puglie. Sappiamo che nel 1182 la comunità apparteneva al territorio amministrato dal vescovo di Isernia e portava il nome di Rocha Siconis ( come risulta da alcuni documenti del XIII secolo), dal quale per successive trasformazioni, si va da "Rocca Ciconia" a "Roccacicuta" nel XVI secolo, sino a giungere alla denominazione attuale. Non mancano interpretazioni storiche e geografiche del toponimo: si ricorda, ad esempio, che il paese rimase immune dalla peste del 1670, e si citala vantata inespugnabilità del castello che un tempo la dominava; più verosimilmente ci si riferisce alla posizione ed all'altitudine dell’abitato, le cui caratteristiche coincidono con la definizione stessa del termine "rocca".
 
 
 
 
 
   
   

Roccasicura si sviluppa, infatti, su di una cinta isolata, caratterizzata da una piccola spianata e da pareti rocciose scoscese. Durante il Trecento fu feudo contemporaneamente di tre famiglie nobiliari: i Collalto, i Carafa e i d’Evoli, finché, nel 1365, Andrea Carafaacquistò le altre due quote riunificando il territorio. Successivamente il feudo tornò ai d’Evoli ed acquistò una certa importanza nel corso del Settecento, quando un ramo della famiglia, divenuta ormai potente ed illustre, si trasferì stabilmente a Roccasicura.

Suggestivo il primo sviluppo urbano, con tipologia a fuso di acropoli dominata dal complesso chiesa castello (di cui si conservano soltanto i ruderi) e con l'abitato costruito su scoscendimenti di roccia che degradano a valle. Le successive fasi di ampliamento hanno interessato l'area circostante, realizzando un abitato compatto che segue la morfologia del luogo. Piccole piazze si aprono di tanto in tanto sul fitto tessuto urbano tipico della zona, tra le case addossate del centro storico, alcune delle quali conservano la muratura in pietra a vista e qualche portale lavorato, mentre soltanto pochi vicoli selciati mantengono ancora l'originale pavimentazione in pietra.

Di particolare interesse è l'agro di Roccasicura, collinoso, ricco di boschi e di sorgenti. La natura regna sovrana nel contrasto fra le rocce impervie e le verdi praterie, offrendo ai visitatori una splendida panoramica sui comuni circostanti.. Il territorio confina con le due riserve naturali di Monte di Mezzo e Collemeluccio ed è attraversato per circa tre chilometri dal tratturo Lucera-Castel di Sangro. Lungo storici sentieri è ancora possibile improvvisare itinerari e scoprire, sconfinando a valle nel territorio di Forlì del Sannio, le suggestive cascatelle formate dai ruscelli.

Resti del castello e Palazzo Baronale: quasi indistinguibile dalla rocca rocciosa sulla quale si ergeva, il castello è crollato in seguito ai devastanti terremoti del Quattrocento: non resta che un torrione maestoso, oggi adibito a orologio civico. Interessante il palazzo baronale nel centro del paese, collegato alle vicende della famiglia dei Baroni d'Evoli che qui si stabilirono nel XVIII secolo.

Santuario della Madonna di Vallisbona: l ’edificio originario, a soli tre km dal paese, risale probabilmente al XIII secolo, ma ha subito varie modifiche nel corso del tempo per lavori di restauro e ristrutturazione. Il portale centrale della chiesa è in pietra locale, e sul lunotto che lo sovrasta è raffigurata la Madonna col bambino. All'interno è conservato un quadro che la tradizione orale vuole all'origine della costruzione dell'eremo: si narra che proprio in seguito al ritrovamento nel bosco attiguo di un quadro raffigurante la Madonna, venisse eretto, nel 1500, un eremo, custodito fino al secolo scorso da un eremita e poi divenuto, all'epoca dei due conflitti mondiali, un rifugio di guerra. Di notevole interesse paesaggistico è il sito del santuario dal quale si possono ammirare le Mainarde e l’intera vallata del Vandra.

Chiesa di S. Leonardo di Limoges: la parrocchiale affaccia sulla piazza principale; si tratta di un edificio risalente al XII secolo che fu, però, adibito a chiesa soltanto nel 1500. Più volte restaurata, conserva all'interno due tele ascrivibili alla scuola napoletana, rispettivamente del Cinquecento e del Settecento, una pittura su tavola e un altare ligneo del Seicento.

San Nicola: situata in cima ad un colle adiacente all'abitato, la graziosa cappella di San Nicola è stata restaurata di recente. Il sito ameno, l'interno caratteristico (travi in legno, pavimenti in cotto e pareti in pietra) ed infine la presenza di un'area attrezzata, ne fanno una meta ideale per le passeggiate campestri

     

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