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Il territorio di Pettoranello è quello tipico dell’Appennino centrale, caratterizzato da una configurazione morfologica lievemente diversificata senza eccessive variazioni altimetriche: ad oriente il fiume Carpino segna il confine col territorio di Carpinone, a occidente una serie di terrazzamenti salgono verso il monte Patalecchia, mentre un ripido pendio domina il paesaggio a settentrione. L'altimetria è quella di un tipico ambiente intermontano costituito da piccole conche che di tanto in tanto interrompono la successione dei rilievi che le sovrastano; circondato da alture che superano i mille metri, Pettoranello sorge alle pendici del monte Patalecchia, sull’ultimo colle matesino prima di giungere alla pianura isernina. Ai piedi del colle si estende la piana del Lago, una sorta di esteso invaso acquitrinoso creatosi nel Seicento e bonificato alla fine del secolo successivo, oggi governata a prato-pascolo per produrre foraggio di notevole qualità. L’area pianeggiante è infatti di tipo alluvionale profondo, e quindi tra le aree più fertili del Matese settentrionale, insieme con gli agri di Sant’Agapito e Monteroduni. Sito a quota 757 mt. s.l.m., nel bel mezzo della piana Pantaniello, all’epoca dei Sanniti e dei Romani, Pettoranello controllava l'importante asse viario costituito dal tratturo Pescasseroli Candela e da un'arteria dell'antica via Latina che, attraversati i centri di Venafro, Isernia, Boiano, Sepino, proseguiva per Benevento. Di quella che un tempo era una posizione anche militarmente e commercialmente strategica, il paese conserva oggi le invidiabili qualità paesaggistiche e panoramiche. Sbirciando dall’alto della scenografica piazza Marconi, una sorta di ampia terrazza al vertice dell’abitato, e proseguendo per un sentiero belvedere che costeggia la parrocchiale, la visuale si allarga: in lontananza, il castello di Carpinone, la vicina Pesche, quasi verticalizzata sulla montagna antistante; ancora in lontananza Macchia d'Isernia e lembi di qualche frazione dei comuni limitrofi ed infine, il promontorio collinare del capoluogo di provincia in tutta la sua estensione, incluse le borgate cinte a settentrione dalle inconfondibili Mainarde.

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Nella bolla di papa Lucio III, del 1182, un castrum Pectorani viene citato come antico limite dei confini della Diocesi di Isernia e Boiano. Vari fattori fanno presumere che il centro fosse un presidio sannita: le note velleità autonomistiche e le mai rinnegate simpatie romane, rendevano la vicina Aesernia non del tutto affidabile; d’altro canto, il passo di Pectoranum costituiva la principale via di scambio commerciale tra l’attuale capoluogo di provincia e l’antico Sannio Pentro. Ad ogni modo non se ne hanno notizie fino all’epoca angioina, quando il paese fu concesso in feudo da Carlo I a Goffredo di Faenza, la prima fase documentata dell’avvicendarsi di famiglie, tipico del periodo feudale. All’inizio del XV secolo Pectoranum fu venduto ad Antonio d’Affitto per la ragguardevole somma di 2750 ducati: se ne deduce che il feudo possedesse notevoli risorse produttive. Nel 1806 passò al regno dei Borboni e fu teatro di alcune delle sconfitte subite dall’esercito garibaldino che marciava per la riunificazione dell’Italia. Rimasto Pectoranum dal XII secolo, l’attuale nome risale al 1863.
   

L’abitato si presenta con la forma oblunga propria della tipologia a fuso di acropoli (insediamento di crinale). L’asse principale è costituito da via Vittorio Emanuele, una panoramica via novecentesca che corre appena fuori del nucleo antico ed ha origine in piazza Marconi, ampia piazza dominata ad un’estremità dall’imponente facciata della parrocchiale ed all’altra da una bella scalinata che conduceva un tempo al palazzo ed all’antica parrocchia del 1200. La cinta muraria del borgo originario lascia appena presumere l’età di appartenenza. Dei romani non resta che un ponte nella gola alle falde del paese. Dal borgo antico, una via a tratti sterrata scende la china del colle al limite esterno del paese, ormai già campagna, ed affaccia su un nuovo panorama caratterizzato in lontananza dalla sagoma neogotica del maestoso quanto insolito santuario di Castelpetroso. Scarsamente popolate le borgate a valle del paese, la Taverna, Pantaniello e Fonte Sant’Angelo; quasi inesistente l’insediamento in case sparse che un tempo caratterizzava le aree rurali, ormai abbandonate.

Scavi archeologici in corso in località Pantaniello e Fonte Sant'Angelo: i primi rinvenimenti risalgono al 1972, quando nella zona pianeggiante di Pantaniello fu scoperta una necropoli altomedievale in buono stato di conservazione, ma resti e tracce di vario genere ed epoca sono disseminati un po’ ovunque nell’agro del paese: materiale ceramico e qualche moneta lungo la stradina che fiancheggia la piccola chiesa di San Michele Arcangelo; tracce del percorso dell'antica via romana in località Piro Milone; a valle, i resti di un ponte e di alcuni cippi miliari di epoca romana; infine, tracce di una fortificazione sannitica, una cinta muraria che circonda l'altura di "Castelluccio"ed è percorsa all'interno da un sentiero che si collega alla piana di Pantaniello e al fiume Carpino. Lo stato di conservazione della fortificazione non è dei migliori ma la sua posizione la colloca in un contesto difensivo che presiedeva al controllo della valle del fiume Carpino, importante via di accesso all'Alto Molise.

S. Maria in Cielo Assunta: iniziata sul finire del XVIII secolo e compiuta agli inizi del successivo per sostituire l’antica parrocchia del 1200, ormai inadeguata ai bisogni del culto, è per dimensioni tra le maggiori chiese della diocesi. La facciata neoclassica, su due ordini con campanile laterale, ha un portale sormontato da una finestra con frontone circolare, delimitata da due paraste. La pianta a croce greca, con cupola centrale e volte laterali, presenta elementi rinascimentali e barocchi, oltre a dettagli di pregio, come il pulpito ligneo sospeso, l’organo settecentesco, il fonte battesimale, anch’esso in legno, l’altare maggiore in marmo con affresco; ma ciò che colpisce immediatamente, al di là dei singoli elementi, sono la simmetria e l’ordine compositivo dell’insieme, ulteriormente sottolineati dalle puntuali corrispondenze numeriche (6 altari minori, 6 finestre con vetri colorati, 6 statue di santi, 9 affreschi).

La cappella di S. Michele Arcangelo: A due chilometri dal centro abitato, in località Fonte Sant’Angelo, sorge una cappella rurale semi-diruta, ma arricchita da splendide tempere sulla parete di fondo dell’altare maggiore

     

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