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Comunità Montana Centro Pentria II zona omogenea |
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| I Comuni | Pescolanciano |
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| Castelpizzuto | ||||
| Forli del Sannio | ||||
| Longano | ||||
| Macchia d'Isernia | ||||
| Miranda | ||||
| Monteroduni | ||||
| Pesche | ||||
| Pescolanciano | ||||
| Pettoranello del Molise | ||||
| Roccamandolfi | ||||
| Roccasicura | Gran
parte del territorio e dell'abitato di Pescolanciano si estendono
lungo il tratturo Castel di Sangro – Lucera, che, fatta eccezione
per il tratto che attraversa il paese, ha conservato intatte le sue
caratteristiche di vasto sentiero erboso. L'ambiente alto collinare è costituito
da terrazzamenti a lievi pendenze che vanno a formare morbide colline,
conche pianeggianti e lunghe vallate, creando un paesaggio vario
ed articolato ma morbido e ondulato, con quote che oscillano tra
gli 800 ed i 1350 metri. I campi aperti, a saltus, costituiscono
la dominante paesistica di un territorio che si propone come un pascolo
interrotto, soprattutto ai confini, da vaste aree boschive e chiuso
da dolci profili montuosi; il carattere è quello tipico dell'ambiente
appenninico, con una natura conservatasi quasi inviolata. Tra faggi
e conifere (abete bianco) ancora sopravvivono specie pregiate: il
gatto selvatico, la martora, il tasso, il cinghiale, il gufo reale,
l'astore, la lontra e qualche capriolo, oltre a lepri e fagiani.
L'abitato sorge nel mezzo di due vallate solcate dal fiume Trigno
ad est e dal torrente Savone ad ovest; nella zona meridionale prevale
il sistema collinare con la grande fustaia di faggio che si estende
a ovest fino al massiccio del Monte Totila, mentre a settentrione
domina l'altopiano, chiuso a nord-est dalla riserva di Collemeluccio
al confine con il comune altomolisano di Pietrabbondante. |
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| S. Agapito | ||||
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Contatti |
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Il
nome Pescolanciano deriva da Pesculum Lanzanum: Pesculum significa
grossa pietra ed è tipico
degli abitati sorti su rupi, Lanzanum è il nome di una famiglia
romana. Le sue origini risalgono al IV sec. a.C., quando i Sanniti si
organizzarono per difendere il loro territorio in vista dello scontro
contro Roma. Nei secoli della transumanza, Pescolanciano fu luogo di
sosta e ristoro, provvisto com'era di uno spazio aperto riservato alle
greggi e di una taverna per i viandanti. L’attuale centro abitato
ha avuto però origine in età normanna; l'imponente castello
che domina incontrastato tutta l'alta valle del Trigno fece da sfondo
alle vicende belliche che segnarono il passaggio dalla dominazione sveva
a quella normanna nell'Italia meridionale. Figura di spicco in epoca
sveva fu Teodino da Pescolanciano, giustiziere del contado di Molise
nel 1221, per volere di Federico II. |
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Nel XVI secolo il paese passò sotto la signoria dei d’Alessandro, una delle famiglie napoletane più facoltose dell’epoca, che ne rimase titolare sino all'epoca dell'abolizione della feudalità. L'illustre famiglia vantava personaggi famosi, tra i quali un consigliere di Carlo I d’Angiò (XII secolo) ed un giurista, Antonio d'Alessandro, che fu il primo rappresentante diplomatico del re di Napoli Ferdinando I d’Aragona presso le corti di Roma e di Francia. L'abitato sorge su un'emergenza collinare sul tratturo e presenta una tipologia a fasce lineari ricurve e terrazzate, con tessitura a pettine. Le unità residenziali, a pianta più o meno regolare, definiscono blocchi edilizi ordinati, a schiera lineare; un carattere architettonico tipico assai diffuso è rappresentato dalla scala esterna. Il paese è un esempio rappresentativo dei centri che si sono sviluppati lungo i tratturi a partire probabilmente da un'antica torre di presidio territoriale, che ha costituito il polo di aggregazione di un borgo sin dall'età basso medievale- convertendosi prima in castello in età normanna, quindi in palazzo marchesale nel corso dei secoli XVI e XVII. Il borgo originario più antico è costituito dalle case addossate sotto il castello dei d’Alessandro, che svetta dall'alto di un dente di roccia e si distingue per il particolare ponte levatoio gettato su di un profondo burrone. La cinta fortificata, di forma ovoidale, si sviluppa per 750 metri ed è costituita da un muro poligonale a blocchi di pietra locale posti in opera a secco: è la più integra tra le fortificazioni analoghe conservate in territorio molisano. Due le porte di accesso al borgo medievale, attualmente racchiuso tra via Roma e corso Vittorio Emanuele. Il borgo comprende il complesso parrocchiale di San Salvatore, coevo nonché adiacente al castello. Durante la seconda metà dell'800, il centro si è espanso a maglia geometrica lungo il tratturo, via Garibaldi è divenuta il principale asse di sviluppo urbano, uno sviluppo che si distingue per il ricorrente uso della pietra locale a vista; caratterizzata dall'allinearsi di edifici ed ampi marciapiedi, la strada va a chiudersi nella piazza che si apre sul panorama con un ampio terrazzo attrezzato a verde pubblico. Lungo gli antichi sentieri campestri, infine, sono presenti esempi di edilizia semirurale, soprattutto a meridione dell'abitato. Riserva MAB di Collemeluccio: Dal 1975 riserva della biosfera Man and Biosphere, il bosco di Collemeluccio, già di proprietà del Duca D’Alessandro di Pescolanciano, nel 1628 fu acquistato dalla nobildonna Desiderata Mellucci, da cui si ritiene derivi il nome, consorte del duca. Rimase di proprietà dei D’Alessandro fino al 1895, anno in cui fu espropriato dal Banco di Napoli ed acquistato da tre famiglie e suddiviso nel tempo, per una serie di successioni ereditarie, in tante piccole quote. A partire dal 1968, la foresta costituisce bene inalienabile dello Stato, gestito dall’ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. Le aree di alto fusto di abete prevalgono nettamente (con oltre il 70%) su quelle in cui predomina il cerro consociato ad altre latifoglie (acero campestre e opalo, carpino bianco, frassino, olmo montano). A circa 950 metri di altitudine, immersa nell’omonimo bosco, troviamo il suggestivo scenario della cinta di S.Maria dei Vignali. Attraverso la porta di sud ovest si accede alla mal ridotta torre medioevale, eretta secoli fa a controllo del territorio circostante; continuando in direzione della porta nord si incontrano resti di costruzioni medioevali mescolati ad emergenze di mura poligonali di forte suggestione sannitica; appena fuori dalla porta nord, si attraversa una specie di anteporta realizzata tra rocce naturali saldate ai lati da mura di cinta di fattura più grezza e probabilmente di epoca anteriore. Il castello: ancorato col basamento ad uno sperone roccioso che sorge nella parte alta dell'abitato, il castello domina tutta l'alta valle del Trigno e il borgo. E' ricordato per la prima volta nel 1224 quando da esso, per ordine di Federico II, le armate di Ruggero di Pescolanciano mossero alla volta del castello di Carpinone che doveva essere abbattuto. Quella che in epoca normanna era una severa fortificazione, con impianto ad esagono irregolare e agli angoli le caratteristiche torri rotonde, acquisì la sua attuale configurazione di lussuoso palazzo signorile nel XVIII secolo, sotto la Signoria dei d'Alessandro. Il ponte levatoio divenne fisso, la merlatura lasciò il posto ad un loggiato aperto sul paese, le torri scomparvero, tutte inglobate nelle mura tranne una, rimasta come suggestivo belvedere sull’intera valle del Trigno. Strutturalmente, a parte la facciata, il castello conserva caratteristiche medievali riconoscibili soprattutto nel mastio nella parte opposta all'attuale ingresso; la corte dell'antico castello in epoca rinascimentale futrasformata in giardino. Il ponte, che sostituisce l'antico ponte levatoio, immette nell'ampio cortile coronato da tre torri: in basso, uno strapiombo. Sopra l'ingresso della cinta si affaccia un balcone sorretto da tre mensoloni di pietra sagomata che risale alla fine del XVI secolo. I duchi d'Alessandro, che vivevano a corte e ne assimilarono le tendenze artistiche e culturali, chiamarono a decorare la cappella i più noti artisti dell'epoca. Oggi nella bella cappella settecentesca sono conservati un dipinto, opera di un allievo del Solimena, ed uno splendido altare marmoreo, anch'esso opera tardo settecentesca di artisti napoletani. Nel secolo scorso il castello entrò a far parte della storia artistica del Regno di Napoli per la forte rivalità che si scatenò con la Fabbrica Reale di ceramiche quando il duca di Pescolanciano Pasquale d'Alessandro, incoraggiato dalla disponibilità locale di materie prime e di una vasta gamma di combustibili vegetali, vi allestì nel 1756 una manifattura di maioliche, terraglie e porcellane che nelle sue intenzioni, doveva essere una sorta di filiale di Capodimonte. La tradizione racconta che l'incredibile successo delle manifatture scatenò la gelosia del direttore della Fabbrica Reale che diede ordine di appiccarvi il fuoco. Chiesa di S. Salvatore: la chiesa parrocchiale è coeva al borgo, ha pianta rettangolare a navata unica e ci è pervenuta notevolmente rimaneggiata. Il fronte principale è preceduto da un ristretto sagrato che conserva, incassato nel muretto che lo recinge, il bassorilievo di un leone rampante di fattura protorinascimentale. Su di esso si apre un portale quattrocentesco trabeato e finemente lavorato: le basi delle colonne sono modanate e sulla trabeazione con volute laterali c'è uno stemma. Un altro portale di fattura tardo-barocca si apre nel fianco destro della chiesa: ricco di elementi decorativi, è incorniciato da due colonne dalle alte basi che sorreggono una trabeazione dall'ampio frontone centinato e spezzato ed un'edicola di coronamento. Un campanile a quattro ordini coronato da una cuspide piramidale conclude la fabbrica.
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