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Comunità Montana Centro Pentria II zona omogenea |
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| I Comuni | Miranda |
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| Castelpizzuto | ![]() |
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| Forli del Sannio | ||||
| Longano | ||||
| Macchia d'Isernia | ||||
| Miranda | ||||
| Monteroduni | ||||
| Pesche | ||||
| Pescolanciano | ||||
| Pettoranello del Molise | ||||
| Roccamandolfi | ||||
| Roccasicura | ||||
| S. Agapito | ||||
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Comune agricolo
montano di origine medievale, situato a nord ovest di Isernia, ubicato
sulla china di un monte, e compreso tra due alture. E’ raggiungibile per mezzo di una strada tortuosa
con continui tornanti, caratterizzata da ricorrenti aperture panoramiche.
I dintorni sono quasi interamente coltivati e ricchi di sentieri che
penetrano nei boschi di quercia, faggio e cerro. La montagna di Santa
Lucia, che domina il paese, è prevalentemente brulla, e sulla
sommità forma una terrazzamento roccioso, un belvedere naturale
aperto in direzione delle cime delle Mainarde e del Matese, oltre che
delle aree pianeggianti della pianura isernina, fino all’abitato
nuovo del capoluogo. In parte adagiato ed in parte arroccato su un'enorme
roccia a ferro di cavallo, l’abitato ha un elevato valore di tipo
paesaggistico, caratterizzato da case raccolte e addossate le une alle
altre. |
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Contatti |
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Il
nome Miranda deriva dal latino miror, ammirare, che probabilmente
si riferisce alla particolare panoramicità del sito, dal quale
si "ammirano meraviglie". Insieme a Pesche e ad altri centri
situati nelle immediate vicinanze dell’attuale capoluogo di
provincia, Miranda era una delle fortificazioni poste a guardia dell'Ager
aeserniensis, il sannitico presidio-recinto per animali. Fondato,
dunque, prima del Mille, il paese appartenne alla Contea di Isernia
nel periodo longobardo e a quella di Molise durante la dominazione
normanna e sveva; dopodiché, fino al periodo angioino non
se ne hanno notizie. Dalla seconda metà del Duecento fu del
celebre giurista Andrea D’Isernia, membro di una delle più potenti
famiglie molisane e quindi dei Di Somma. Nel 1542, trovandosi nel
Demanio, fu acquistata all’asta per 9.000 ducati. Nel 1585
fu edificata la fontana urbana sulla quale venne scolpito lo stemma
raffigurante due torri accostate, che si trova anche sulla facciata
dell’edificio postale e su una delle porte di accesso al castello,
demolito nel 1950. |
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Dalla metà del 1600 passò ai Caracciolo. Il comune rimase sempre molisano e tornò definitivamente al Distretto di Isernia nel 1807. Le ultime feudatarie, appartenenti alla famiglia dei Medici, censirono la parte coltivabile del feudo e la diedero in enfiteusi ai vecchi coltivatori; lo stesso avvenne per le aree boschive, assegnate per uncanone annuo a sessanta proprietari con diritto di affranco: trascorsi dieci anni, nel 1898 costoro ne fecero donazione al comune. Cessato il dominio ducale, il centro si estese gradualmente fino a formare l’attuale ferro di cavallo. A metà Ottocento, con una popolazione che superava le 2000 unità, il paese venne tutto pavimentato con selci bianche e arricchito di artistici lampioni a petrolio. Si dice che nel 1901, a causa di un notevole incremento demografico il castello, che allora sorgeva sul costone della Prece, venne incendiato allo scopo di utilizzarne le pietre per costruire case. L’abitato è in parte addossato ad un roccione che fuoriesce dalla gola del brullo monte Pietrereje: alcune case si arrampicano sulla costa del monte, altre fanno da contorno alla strada estendendosi fin dove consentono i contrafforti più ripidi. Il tracciato urbano conserva evidenti tracce della struttura tipica del borgo medievale e del passato contadino: vicoli e stradine strettissime, a misura di asino, e minuscole piazzette caratterizzano tutto l’antico abitato. L’elemento saliente del centro storico di Miranda è costituito dalla chiesa di S. Maria Assunta, da cui si diparte la vecchia via Torrione, ricca di archi e di abitazioni tipiche del posto. Risalendo via Porta Nova si giunge alla “ Casa la Terra “, dove si erigeva una delle due porte di accesso al paese. Da qui si sale alla zona più alta e più antica dell’abitato, detta Prece, risanata e ristrutturata in seguito al sisma del 1984. In questo sito sorgeva il Castello, di cui sono rimaste le fondamenta, i resti della Torre e gli interrati con i granai. Adiacenti al castello, restano intatte le strutture arcuate dell’antica prigione e del palazzo ducale, attualmente destinate ad abitazione. Sentieri naturali ci conducono alla montagna di Santa Lucia, alla cappella e ad una piccola grotta, circondate da prati e da boschi. La Chiesa dell’Assunta: edificata nel 1493 secondo canoni architettonici rinascimentali, la chiesa parrocchiale fu oggetto costante di ampliamenti e restauri, e poté dirsi completata soltanto nel 1891 dopo una lunga interruzione coincidente con il periodo in cui venne utilizzata come cimitero, ossia fino all’epoca napoleonica. La fabbrica presenta un campanile con un'insolita cuspide, mentre l’interno è diviso in tre navate e contiene due altari: l'altare maggiore, adorno di un parato di ottone dorato dono del principe Francesco Caracciolo Stella, e l'altare di S. Antonio, in pietra antica di Sicilia, oggi introvabile. L’organo – uno dei più antichi e meglio conservati della regione - fu realizzato nel 1700 da orefici e organai mirandesi, con canne bagnate in oro, zinco e rame. Di pregio sono anche il pulpito e il grande armadio della sagrestia, in noce locale e incastrato nel muro, entrambi settecenteschi. La chiesa di S.Antonio: nel 1800 il paese fu affidato alla protezione di Sant’Antonio di Padova e, nel 1847, venne realizzata la chiesa dedicata al Santo. I cittadini mirandesi emigrati in Argentina fecero dono di una campana di bronzo fusa dai Marinelli di Agnone, mentre l’altare fu donato dalla duchessa Teresa Granito di Belmonte. La Cappella di S. Lucia: sorge a 2 chilometri dal centro abitato, alle falde delle Coste Grandi, nel versante del vallone di Miranda: i visitatori vi giungono attratti principalmente dall’amenità dei luoghi e dalla posizione particolarmente panoramica. Se ne ignora l’epoca della fondazione, ma una leggenda ne narra le circostanze. Pare che nella vicina grotta dimorasse un giovane pastore vedovo con la figlia, e che possedesse un quadro raffigurante Santa Lucia, appartenuto alla moglie. Durante l’epoca del brigantaggio i monti si spopolarono ed anche della coppia si persero le tracce finché, con il ritorno alla normalità, una pastorella, scorgendo una luce abbagliante provenire dalla grotta, vi si recò con altri paesani e si scoprì che era il quadro ad emanare luce. Di lì a poco nei pressi della grotta fu eretto dapprima un tabernacolo, e poi l’attuale cappella che custodisce il quadro di Santa Lucia. |
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