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Comunità Montana Centro Pentria

II zona omogenea

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Adagiata su una collina, Macchia sovrasta ad est una vasta pianura, domina a nord una valle scoscesa, mentre a sud si congiunge con una serie di avvallamenti; dal paese si scorgono gli abitati di Isernia e Miranda e la catena delle Mainarde. Il comune sorge al centro delle due aree in cui viene tradizionalmente divisa la regione, l’Alto ed il Basso Molise.. L’agro è vario e ricco di acque: campi coltivati si alternano a boschi, tra i quali spicca per estensione il bosco La Selva nei pressi del monumento eretto a San Pietro Celestino, in località Sant’Angelo. La pianura è attraversata da tre fiumi: il Vandra (dal longobardo Varda, ossia guardia o confine, poiché il fiume segnava il limite estremo del territorio del feudo), ed il Cavaliere cingono il paese a settentrione, il torrente Lorda a meridione; varie altre piccole sorgenti completano il quadro idrico.
Roccasicura  
S. Agapito  
BG  

Contatti

 

Il nome di origine medioevale -Macchia Saracena- ricorda le incursioni dei saraceni che nel X secolo si stabilirono in questa località considerandola luogo di sicuro rifugio. Altra ipotesi etimologica riconduce all'epoca sannitica: su antichi carteggi medievali infatti è menzionato il nome Maccla Sarracina. Maccla sarebbe una zona alberata o particolarmente verdeggiante, mentre sarracina può essere associato all'antico termine osco "sarra", che significa rocca o roccia: dalla morfologia del terreno e cioè da una rocca alberata situata al centro di un altopiano. Nel III sec. a. C. (all'epoca della costruzione della via Latina) il paese doveva essere costituito da poche case coloniche, edificate a ridosso dell'unico rilievo roccioso esistente nell'assolata ed ampia pianura; questa collina rappresentò, attraverso i secoli ed in diversi periodi storici il miglior luogo di controllo dell'intero territorio settentrionale del Matese, nonché l'avamposto principale a guardia del territorio di Isernia. Macchia vide sorgere in epoca romana varie taverne, luoghi di sosta e ristoro per viandanti, tutte situate lungo la piana nella località detta ancora oggi "Le Taverne". Ce ne resta una testimonianza preziosa in un bassorilievo oggi conservato al museo del Louvre: era l’insegna di un’osteria unica nel suo genere, in quanto l’oste aveva fatto scolpire una scena tipica a pubblicizzare l’offerta di prestazioni amorose insieme all’alloggio. Testimonianza del passato feudale è la “Pandetta del passo della Lorda”, un documento che contiene la tariffa daziaria prevista per le merci in transito. La pietra calcarea che riporta la “Pandetta” fu tolta dal passo, ed è tuttora conservata nel castello di Monteroduni. Scomparsi i Saraceni a seguito della pressione dei principi normanni, Macchia passò sotto il dominio di quest’ultimi, ma con feudatari propri, e vi rimase seguendo le alterne vicende della feudalità locale finché, nel 1811, entrò a far parte del distretto di Isernia e più tardi fu finalmente elevata a comune autonomo.

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Lo sviluppo urbano è ad avvolgimento totale, con nucleo originario murato che conserva, a tratti, la pavimentazione in cubetti di pietra calcarea ed una seconda fase di sviluppo che "avvolge" la prima. L’abitato antico, dal caratteristico colore grigiastro, come grigia era la pietra di cui erano un tempo fatte le case, sorge su un colle al vertice del quale troviamo il complesso chiesa-castello, da cui si dipartono a raggiera le rampe gradonate che raggiungono le due strade principali, via del Popolo e via del Sannio, che cingono la collinetta. Dal castello di Macchia si è probabilmente sviluppato lo stesso centro urbano, come svolgimento di abitazioni di agricoltori che determinarono la propria residenza intorno alla dimora del signore all’inizio del 1500. Il valore ambientale sta nel disegno urbanistico dell’abitato, nelle mura che delineano le due strade principali, nei vicoli che si articolano nella parte storica e nelle due porte d’ingresso "Porta a Monte", orientata a sud, e "Porta a Valle", orientata a est.
   
Il castello: riadattamento rinascimentale di una imponente fortezza medievale, conserva ancora parte della muratura originale a scarpa, interrotta sul lato occidentale dall’ampio loggiato col soffitto ligneo e con affaccio sulla piazza. Caratteristica la torretta angolare, anch'essa loggiata, posta su una delle antiche porte che immettevano nel complesso chiesa-castello del piccolo borgo. Su di essa si conserva uno dei tre stemmi in pietra che la sovrastavano in origine. In gran parte abitato, il palazzo non è in posizione dominante rispetto al paese e pertanto nonsempre è visibile dalla strada; dal basso l'elemento che spicca è invece la chiesa. Per la sua collocazione insolita, però, la piazza antistante il castello costituisce lo scenario ideale per manifestazioni varie. Il paese, infatti, pur essendo arroccato secondo una tipologia tipica dell'epoca, è fondamentalmente pianeggiante, come pianeggiante è la piazza del castello.
   

La chiesa di San. Nicola di Bari: nei pressi del castello, conserva un bel portale di origine settecentesca, il campanile in pietra e una torre con feritoie. L'esterno è in pietra a vista con cantonali in pietra scalpellata. Altre chiesette di minore importanza e senza molte pretese architettoniche sono ubicate nell'abitato: si ricordano, tra esse, la chiesa di San Rocco e quella di San Biagio.

Rudere della chiesa di Santa Maria di Loreto: Da questo luogo, ove sono ubicati i resti di un antico monastero, si piò fruire di una notevole vista panoramica: il colle infatti emerge completamente isolato nel mezzo delle due vallate del Volturno e del Vandra. L'area che circonda la chiesa è una pineta, ben tenuta ed attrezzata per il ristoro. Il progetto di recupero del rudere, finanziato dalla Comunità Montana Centro Pentria, ha creato un organismo composito, che salvaguarda il rudere senza alterarne la consistenza, restituendogli allo stesso tempo la sua funzione di chiesa. Una copertura a tetto, sorretta da una struttura verticale completamente indipendente dai resti, è costituita da quattro cavalletti metallici, che scandiscono il sistema di muri trasversali della struttura antica. Il volume della chiesa è definito da un infisso in metallo e vetro appeso alla struttura, che sorregge anche il tetto; la vetrata lambisce il rudere creando un ambiente interno che permette di assistere alle funzioni religiose al riparo dagli agenti esterni, ma immersi in una natura ed in un paesaggio veramente suggestivi.

 

     

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