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Piccolo comune arroccato su una montagna a sud d’Isernia; il suo territorio è quello tipico alto collinare, con modesti rilievi coperti da bosco ceduo e con buona parte dell’agro lasciata a pascolo naturale. La pietra che affiora dovunque tra i faggeti rende la montagna di Longano aspra ed ostile ma non per questo meno suggestiva: è stata, infatti, dichiarata di notevole interesse ambientale. L'ambiente vallivo fluviale ha tratti di grande valenza paesaggistica: il torrente Lorda scorre tra due ripide pendici nell'ampia e ondulata vallata che si estende sul finire del massiccio del Matese, il cui profilo segna a sud il confine del territorio comunale. Sempre nel cuore della valle sgorga la sorgente Vallone Lupa che costituisce il rifornimento idrico di Isernia. Il nome Longano risale al XIV secolo e i Regesti Angioini lo indicano con la variante "Longaria", probabile deformazione operata dallo scrivano. Il primo nucleo sembra, però, essere stato edificato ed abitato già nel X secolo, come lasciano supporre alcune strutture del centro abitato, quali le case semifortificate della parte alta ed i resti delle mura saracene in contrada Montelongo . Non si è certi, però che avesse l’attuale nome. Numerose furono le famiglie feudali i cui membri erano insigniti del titolo di baroni del luogo e, più raramente di quello di conti. Tra il XVIII e il XIX secolo fu interessato dal brigantaggio e dalle rivolte dei repubblicani.
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Il Nucleo originario è situato nella parte più alta del paese, ad un considerevole dislivello rispetto al resto dell'abitato, raccolto a valle intorno alla piazza principale. A quasi 900 metri troviamo i pochi ruderi del castello, elemento centrale del primo borgo medievale, qualche pertinenza disabitata ed alcune case rurali ancora utilizzate come rimesse per gli animali. Da questo nucleo originario alcuni ripidi vicoli scendono verso valle attraversando i successivi sviluppi dell'abitato, quasi all'altezza dei tetti sottostanti; scendendo ancora incontriamo la chiesa madre di San Bartolomeo, ricostruzione settecentesca di una preesistente chiesa, quindi gruppi di case semifortificate che costituivano la cinta difensiva della città. Gli ultimi anelli dell'abitato sono costituiti da tipiche abitazioni rurali; qualche casa-bottega e portali in pietra lavorata caratterizzano l'ultima fase di espansione del centro storico, mentre le nuove abitazioni si affacciano a chiusura della piazza e si innestano lungo la strada che conduce a Castelpizzuto.

   
 
 
   

Il castello medioevale: non ne restano in piedi che due basi di torri cilindriche di differente altezza, alcuni squarci di mura perimetrali e qualche ripartizione sotterranea, il sito si presenta tuttavia ricco di valore paesaggistico-ambientale. Non lontano da questa sorta di aia naturale, attraverso boschi di pini interrotti da pietraie, si raggiunge contrada Montelongo dove ancora resistono resti di mura saracene. La posizione felicemente predominante ci fa intravedere ad ovest le Mainarde e a sud-est le montagne di Castelpizzuto e Roccamandolfi, estreme propaggini matesine, mentre verso basso si evidenzia la chiesetta di San Rocco, punto focale della piazza dell'abitato nuovo.

   
Nella parte alta del paese, sul sentieroche si inoltra in un fitto bosco chiamato il "giardino", in quelle che erano le vaste tenute un tempo riservate alla caccia degli antichi feudatari, troviamo la caratteristica caccetta - oggi detta Piccionaia. Una passeggiata attraverso i vicoli dal paese ci conduce dalla piazza principale sulla cima della rocca intorno alla quale si sviluppava l'originario nucleo abitativo e dove sono ancora visibili i ruderi delle mura del Palazzo Ducale. Riscendendo, quindi, dal lato opposto del colle, lungo i tornanti del belvedere, si può seguire per lungo tratto il corso del torrente Vandrella e scorgere in lontananza il massiccio del Matese.
   

La chiesa di San Bartolomeo: Sorge nel perimetro del centro storico e costituisce il richiamo più appariscente dall'abitato nuovo in basso, verso il nucleo originario. La facciata settecentesca è movimentata da un’arcata, da due campanili laterali di altezza diseguale e da un piccolo pronao d’ingresso. L'interno si articola in due navate con archi intercomunicanti dove trovano posto un battistero interamente realizzato in pietra, che porta incisa sul basamento la data 1768, e una statua dedicata a Sant’Antonio. Sul sagrato c’è un grosso tiglio antico dal tronco cavo.

La chiesa di San Rocco: sulla piazza centrale del paese si trova la chiesa di San Rocco, piccola costruzione di stile neoclassico a pianta centrale con due nicchie laterali che ne arricchiscono la volumetria e la forma. La facciata della chiesa è stata completamente ristrutturata, come pure il soffitto, un tempo coperto da una cupola ma oggi a capanna e privo di decorazioni. Pur essendo di dimensioni modeste, la chiesa domina visivamente la piazza e fa quasi da pendant visivo alla grande chiesa parrocchiale, la cui facciata si staglia quasi al vertice dell'antico abitato arroccato intorno al castello. Di fianco ad essa una grande fontana in pietra reca incisa la data 1932: con tre cannelle sul prospetto principale e sul simmetrico posteriore, la fontana aveva un tempo annesso un lavatoio. Adiacente alla chiesa, sul retro della fontana, vi è un piccolo giardinetto pubblico che costituisce anche il belvedere della piazza e consente di seguire per lungo tratto il solco creato dal torrente Lorda tra le due ripide pendici del Matese.

I ruderi del santuario rupestre della "Madonna de Ru Pere": frequentato fino alla metà dell'Ottocento, il santuario, oggi in stato di rudere, si trova lungo il fiume Longano vicino al castello di Riporsi ed è raggiungibile attraverso un sentiero che costeggia il corso d'acqua . La flora è rilevante per le varie specie di orchidee selvatiche. Il fiume Longano, insieme al torrente Lorda, costituisce un'attrattiva naturalistica di particolare interesse per la purezza dell'acqua e la presenza di diverse cascate e sorgenti.

Sito ufficiale del comune di Longano

     

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