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Comunità Montana Centro Pentria II zona omogenea |
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| I Comuni | Forli
del Sannio |
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| Castelpizzuto | ![]() |
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| Forli del Sannio | |||
| Longano | |||
| Macchia d'Isernia | |||
| Miranda | |||
| Monteroduni | |||
| Pesche | |||
| Pescolanciano | |||
| Pettoranello del Molise | |||
| Roccamandolfi | |||
| Roccasicura | |||
| S. Agapito | |||
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Contatti |
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Il comune montano
di Forlì del Sannio sorge in un fondovalle coronato da monti
dal sud ovest a nord est, lungo la strada del Macerone. L'altra via
d'accesso s'inerpica sul fianco di una collina, tra boschi di querce
e faggi, offrendo una vista panoramica sulle montagne circostanti e
un colpo d'occhio sul suggestivo costone sul quale sorge il comune
di Roccasicura. La continuità delle aree boschive e le notevoli
variazioni altimetriche caratterizzano un paesaggio incontaminato,
addolcito dal torrente Vandrella che attraversa la piccola valle, richiamando
un'immagine tipica dell'iconografia campestre.
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Il nome "Forli" deriva da "Forum", luogo di parlamento pubblico o di mercato, poi trasformato in "Forulum Julii" (i fori dell'età cesariana), "Foruli" e "Foroli", fino all'attuale nome risalente al 1863, quando il comune fu autorizzato a chiamarsi Forlì del Sannio per distinguersi da Forlì capoluogo emiliano. Di origine molto antica, come risulta da una lapide romana rinvenuta in una sua contrada, pare che i primi insediamenti umani nella zona fossero di molto anteriori all'anno mille. Fece parte della contea dei Sanniti Caraceni, uno dei tre popoli feudatari in cui erano divisi i Sanniti. Per tutto il periodo longobardo Forlì appartenne alla contea di Isernia e, successivamente, in epoca normanna, fu annesso all'importante badía benedettina di S.Vincenzo al Volturno. Nel 1395 divenne feudo di una potente e nobile famiglia napoletana che lo governò per circa mezzo secolo: i Carafa e, dopo la costruzione del palazzo ducale, avvenuta nel 1618 per opera di Muzio Carafa, il feudo visse il suo periodo più prospero. |
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Nella stagione dei raccolti, grossi carri trainati da cavalli facevano da spola dalla "Vigna del Duca" (rimasto come toponimo) al magazzino per depositi di prodotti agricoli (attuale farmacia al centro della piazza): i cavalli, una volta cibati, venivano lasciati nelle stalle che si trovavano alla destra e alla sinistra dal magazzino e che delimitavano, in un disegno circolare, un foro, oggi la piazza principale del paese. Una via sulla destra del magazzino-farmaciaconduceva attraverso la porta principale (attuale "Collaporta") al nucleo abitativo del feudo dove il maestoso edificio, l'armeria o gendarmeria del Duca (sembra che nel feudo si producessero armi) si ergeva a difesa del feudo e del Palazzo ducale con il quale comunicava tramite cunicoli sotterranei. L'edificio ha poi conservato a lungo la sua funzione, essendo stato fino ad alcuni decenni fa sede della Caserma dei carabinieri. |
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Nel 1807 Forlì fu aggregato al distretto di Sulmona, governo di Castel di Sangro (divenne una sorta di appendice avanzata dell'Abruzzo Ultra confinante col vecchio Contado di Molise), per tornare poi nel 1811 alla provincia di Molise, nel distretto di Isernia. Divenne capoluogo di circondario nel 1816, comprendendo i comuni di Acquaviva, Montenero, Rionero e Roccasicura: centro di una certa importanza, dunque, come testimoniavano la presenza di 6 chiese e l'istituzione, nel 1841, della Congregazione di Carità e del Monte Frumentario. Lo studio planimetrico del centro abitato di Forlì evidenzia la presenza di più nuclei urbani antichi di origine medievale, probabilmente coevi tra loro, successivamente unificatisi in un solo centro urbano. Dalla piazza Regina Margherita, delimitati dalle strade U. Tonti e C. Di Tullio e da via Elena e corso Vittorio Emanuele partono due piccoli borghi: il primo, sorto intorno alla chiesa di San Biagio, si innesta a cuneo sulla piazza; l'altro, con sviluppo ovoidale, si collega alla via M. Milano che conduce alle nuove espansioni del paese. Tangente alla piazza, il borgo sorto intorno al palazzo ducale, con sviluppo ad avvolgimento totale, a ridosso di un ripido pendio, delimitato entro i margini definiti dal colle. |
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Nella parte
alta del paese, sul sentieroche si inoltra in un fitto bosco chiamato
il "giardino",
in quelle che erano le vaste tenute un tempo riservate alla caccia degli
antichi feudatari, troviamo la caratteristica caccetta - oggi detta Piccionaia.
Una passeggiata attraverso i vicoli dal paese ci conduce dalla piazza
principale sulla cima della rocca intorno alla quale si sviluppava l'originario
nucleo abitativo e dove sono ancora visibili i ruderi delle mura del
Palazzo Ducale. Riscendendo, quindi, dal lato opposto del colle, lungo
i tornanti del belvedere, si può seguire per lungo tratto il corso
del torrente Vandrella e scorgere in lontananza il massiccio del Matese. |
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A
pochi chilometri dal centro abitato, una strada interpoderale sale
ad oltre 1000 mt in località Casino Pece, una sorta di aia naturale circondata da
una manciata di case sulla rotta del tratturo Castel di Sangro-Lucera:
da qui si gode una splendida vista sui monti circostanti- Mainarde e
Matese- e sullo sprone di Roccasicura. Rimanendo nella zona - in contrada
Acqua dei Rangi, presso il monte di Castelcanonico - troviamo i resti
di una di una larga cerchia di mura ciclopiche che fa supporre che l'insediamento
originario di Forlì non corrispondesse all'attuale localizzazione.
A sostenere l'ipotesi che l’attuale paese abbia avuto origine da
abitati variamente dislocati, concorrono anche il ritrovamento di un
antico idolo di Ercole (divinità venerata dai Sabini), la presenza
delle vestigia di antiche abitazioni, le rovine della chiesa di Santa
Maria della Canonica e le vaste tenute dei dintorni, che pare fossero
un tempo abitate. |
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Chiesa di S. Biagio: E' la chiesa parrocchiale, dedicata al Santo patrono: la data di costruzione è incerta, ma pare sia d'origine molto antica anche se la facciata è settecentesca. Di notevoli dimensioni, sorge nel cuore del paese in cima ad una scalinata in pietra vesuviana: grossi olmi ombreggiano l'entrata principale. Presenta tre navate con volte a crociera e cupola cassettonata; è povera di elementi decorativi ma contiene sette altari e ha un piccolo oratorio annesso, il SS. Sacramento. La chiesa conserva qualche interesse dal punto di vista dell'architettura sacra, nonostante i continui rimaneggiamenti. Il campanile ha l'orologio solare ed è interamente in pietra. Santa Maria delle Grazie: E' una chiesa spaziosa con una sola navata e cinque altari, la seconda per grandezza dopo la parrocchiale: la facciata è romanica, ma il portale è settecentesco. Costituisce un unico complesso con il Convento dei frati osservanti minori che fu costruito nel 1500, abbandonato dai frati nel 1867 e quindi ceduto al comune per la residenza dei suoi uffici. Oggi ospita anche le scuole materna ed elementare. Interessante il chiostro del convento che ha conservato la sua struttura originaria nonostante sia stato completamente restaurato Beata Vergine della pietà: Detta anche del Calvario, è situata nella parte più alta dell'abitato, al termine di un lungo ed erto pendio: rappresenta il Golgota e viene raggiunta dai fedeli in processione nel giorno della Passione di Cristo. |
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